Un pezzo preso in prestito

Binyavanga+Wainaina++November+30+2011
Binyavanga Wainaina

“…in fondo alla stanza, in piedi, davanti ai soldati dagli occhi rossi armati di fucile ci sono magri giornalisti locali sottopagati con taccuini a righe e penne Bic.
Corrispondenti internazionali con i dittafoni allungati, i jeans sporchi e cinquecento parole da scrivere prima del whisky stanno chini sulle poltrone di velluto rosso, nella sezione vip sul davanti, in cerca di una notizia: le Più numerose morti da machete, i Più corrotti ministri del Tesoro, le Più mangiaviscere guerre civili, i Più sorridenti dittatori con i denti da coccodrillo, i Più strappalacrime e genocidi Pulitzer, i Più neri affamati e occhiostrabuzzati bambini dell’Oxfam, i Più selvaggi africani con l’aids che fanno sesso con le ragazze più geneticamente mutilate…
La Più vera notizia nerafricana autentica che riescono a trovare per la Reuters, l’Ap o Agence France.
Però stavolta, visto che ci sono i mondiali, un paio di miliardi di telespettatori e gli sponsor, e  si fa finta che tutti ci arrivino su un piano più o meno di uguaglianza, cercheranno notizie normali di persone normali che fanno cose normali. E’ l’unica volta in cui un programma della Cnn vi mostrerà un ex abitante di una favela che gioca, sta bene, è normale e può perfino parlare per conto suo, invece di sparare o di bucarsi o di essere nella morsa di indicibili sofferenze che richiedono gli aiuti di Care International.
Accanto ai corrispondenti esteri siedono le loro fidanzate scure e magre, le figlie istruite di alcune Mama Benz, una delle quali per poco non è diventata Miss Togo, mentre un’altra ha quasi vinto la selezione regionale per Face of Africa.”

[da Un giorno scriverò di questo posto, Binyavanga Wainaina, ed. 66thand2nd]

Parla di Africa, ma in realtà è di giornalismo che si ragiona. Parla del Togo, ma potrebbe essere Juba, o qualsiasi angolo d’Africa dove i corrispondenti e i freelance stranieri si avventano come animali da preda, e a loro volta finiscono divorati da ondate sempre più alte di cinismo, di competitività, di apatia, di vuoto pneumatico emotivo e intellettuale. Avrei voluto scriverlo io. Non l’ho fatto, e allora prendo in prestito la penna di un altro. Ma facciamo che è come se.

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